21 marzo 2011 - Andrea Stefani alla Sezione AIA Monza Rinaldo Baracchetti

Ecco, finalmente, la galleria fotografica con l'articolo di Alessandro Boggiani riguardante la lezione tecnica tenutasi lunedì 21 marzo dal graditissimo e disponibilissimo ospite Andrea Stefani della Sezione di Milano.

 

Buona lettura e buona visione!

Da Messi a Monza: Andrea Stefani ospite alla lezione tecnica

Volendo riassumere la visita dell’assistente internazionale Andrea Stefani alla nostra sezione, si potrebbe usare una sola parola: squadra. Parlantina agile e battuta pronta, il nostro gradito ospite ha evidenziato come questo concetto, apparentemente proprio solo dei 22 in campo, non possa, nel calcio moderno, essere estraneo alle terne arbitrali.


Le slides da lui presentate si sono aperte con la storia recente dell’arbitraggio internazionale. Ai Mondiali del 2006 venivano introdotte 2 nuove norme tese proprio a enfatizzare l’idea di team: le terne nazionali e il rigido principio “a casa uno, a casa tutti”. Riguardo questa seconda regola, Stefani ha ricordato di aver visto in prima persona arbitri respinti perché i loro assistenti non avevano superato i test atletici, e ci ha poi fatto capire quanto disappunto possa esserci nel causare l’esclusione di tutta la squadra con un proprio errore. Dagli Europei 2012, inoltre, con l’introduzione degli arbitri addizionali d’area, spostati sul lato degli assistenti, il concetto di team arbitrale dovrà essere ancora più chiaro. Ma quali sono le dinamiche proprie di questa particolarissima squadra che, come ricordato da Stefani, corre da sola, senza avversari? Come in ogni compagine che si rispetti, la buona riuscita della gara è determinata da un gioco di equilibri. Ovviamente l’arbitro è e deve essere il leader, colui che si prende la responsabilità delle decisioni sue e dei suoi collaboratori. Non decidere, o inventare, sono gli errori peggiori, perché fanno perdere di credibilità. Quella credibilità che, prima di un certo livello, prescinde dalla correttezza delle decisioni, ma dipende dal nostro atteggiamento. L’arbitro è dunque chiamato a non essere né accentratore, né scaricabarile. Gli assistenti d’altro canto non dovranno essere né troppo presenti né assenteisti. Poiché le loro segnalazioni non possono essere confutate dall’arbitro se non in casi eccezionali, infatti, la cooperazione tra gli elementi della terna è fondamentale. Il tutto è stato chiarito grazie all’ausilio di un classico delle lezioni tecniche: i filmati. Attraverso i video di episodi selezionati dalla CAN, Stefani ha evidenziato sia i meriti di colleghi che si sono accortamente sostituiti all’arbitro, potendo vedere meglio gli episodi in questione, sia le pecche di altri che hanno interferito con le decisioni dei direttori di gara, rischiando di causare incomprensioni e ambiguità nella condotta globale della gara.


L’ultima parte dell’intervento del nostro ospite è stata dedicata a considerazioni estremamente generali, valide per chiunque arbitri a qualsiasi livello. Dunque il focus è stato puntato sui due aspetti fondamentali dell’arbitraggio ovvero la conoscenza del regolamento e la preparazione atletica. E anche su un terzo, di cui spesso ci si dimentica: la passione. Passione che, secondo Stefani parte dal momento in cui arriva la mail di designazione, e prosegue con tutto quello che quella mail comporta, e che spinge a continuare, a fare sacrifici, a lavorare duro per migliorarsi.


Durante il question time, è risultata evidente a tutti la preparazione cui si sottopongono arbitri e assistenti ai massimi livelli. Ci è stato infatti descritto come ai colleghi di A vengano sottoposte dettagliatissime statistiche su quanto, come e dove ogni squadra, per esempio, faccia il fuorigioco o quali sono i giocatori che finiscono di più in offside (per la cronaca Ibrahimovic, Di Natale e Pellissier). Ovvia, infine la domanda sulla grande novità degli arbitri addizionali d’area. A riguardo Stefani è stato molto chiaro: ovviamente rendono più difficoltosi i movimenti del direttore di gara (e per questo saranno spostati, dai prossimi Europei) e il contributo che danno può essere anche minimo. Ma in partite della massima importanza, in competizioni al centro dell’attenzione globale come i mondiali (o anche un Arsenal-Barcellona, come quello da lui diretto pochi giorni fa) anche poter giudicare meglio un solo gol fantasma o un tocco di mano in area di rigore può essere determinante.


Con brillante sincerità e schiettezza, Andrea Stefani ci ha mostrato quanta pressione ci sia su arbitri e assistenti ai massimi livelli possibili e quanto costi arrivare a quel punto. Ma ci ha anche trasmesso tutta la voglia di provarci.

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